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La regione dello Xinjiang e le sue turbolenze

La regione occidentale dello Xinjiang in Cina ospita una grande minoranza etnica kazaka. Essendo musulmani, i kazaki nello Xinjiang, come la minoranza uigura locale, dovrebbero affrontare la pressione delle autorità con il pretesto di combattere l'estremismo religioso. Tutto questo fa sì che i kazaki etnici cerchino protezione da Astana. 

In seguito ai sanguinosi scontri tra gli uiguri etnici e i cinesi Han, nella città di Urumchi, nella regione autonoma dello Xinjiang, nell'estate del 2009, Pechino ha fatto ricorso a politiche della carota e del bastone per assicurare la stabilità in questo territorio da tempo instabile. Da un lato, il governo centrale sta incanalando ingenti fondi per sviluppare l'infrastruttura sociale locale e promuovere le culture etniche minoritarie nello Xinjiang, che confina con l'ex Asia centrale sovietica. Dall'altro, Pechino sta facendo pressione politica sui musulmani che vivono lì, con il pretesto di combattere l'estremismo religioso. Nel frattempo, il continuo afflusso di cinesi Han dalle province interne della Cina allo Xinjiang alimenta la paura dell'assimilazione culturale e linguistica e la perdita dell'identità etnica tra le minoranze della regione, inclusi i kazaki. E Astana è sempre più chiamata dalla diaspora kazaka in Cina per intervenire......(articolo in inglese)   Continua a leggere in...... https://www.timesca.com/index.php/news/19200-astana-grapples-with-growing-sinophobic-sentiment-in-kazakhstan

Mondo Caucaso: cosa sta accadendo oggi?

l “bollettino di guerra” della fine estate 2017 in Nagorno Karabakh è – come sempre negli ultimi anni, da quando il cessate il fuoco si è fatto sempre più fragile – poco incoraggiante.

Il conflitto per Nagorno Karabakh, regione del Caucaso Meridionale, si protrae dalla fine degli anni ’80, quando l’enclave armena in territorio azerbaijano che abita il territorio del Nagorno-Karabakh si dichiarava prima parte della confinante Armenia, poi indipendente. E così la situazione politica è rimasta da allora, con l’Azerbaijan che rivendica il diritto alla propria integrità territoriale e che si è armato fino ai denti, sempre più persuaso che una soluzione politica in questa direzione non sia perseguibile.

Il cessate il fuoco firmato nel 1994 ha congelato le posizioni sul campo, almeno fino agli scontri dell’aprile del 2016, quando per la prima volta l’Azerbaijan ha alterato con una ri-conquista la così detta Linea di Contatto fra le parti. Da allora non si sono più registrati scontri di pari intensità, ma la lista dei morti e dei feriti, civili e militari, si allunga inesorabilmente.

Secondo quanto riportato dal Ministero della Difesa Armeno e dal Ministero della Difesa del Nagorno-Karabakh, almeno tre soldati armeni sono stati uccisi nelle ultime settimane: Arman Movsisyan (nato nel 1998) il 14 agosto, Artak Bisharyan (nato nel 1991) il 27 agosto, Hayk Khachatryan (nato nel 1998) il 1 settembre. L’Esercito della Difesa del Nagorno Karabakh ha pubblicato rapporti settimanali sulle violazioni del cessate il fuoco per circa un totale di 890 episodi. Parallelamente, il Ministero della Difesa azerbaiajano ha registrato nei suoi rapporti quotidiani tra 115 e 156 violazioni quotidiane. Il 7 agosto un ragazzo azerbaijano di 13 anni, Ramin Yusifov, sarebbe rimasto gravemente ferito durante uno scambio di fuoco nel distretto di Tovus. 

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Crisi ucraino-russa. L'Italia cerca uno spiraglio

L’Italia, alla presidenza di turno dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) nel 2018, ha la più grande opportunità della sua recente storia diplomatica di testare se davvero può giocare quel ruolo di facilitatore del dialogo tra Est e Ovest di cui spesso si vanta.

Un appuntamento che arriva quando l’Osce ha rinvigorito il suo ruolo in una crisi complessa come quella ucraina, dove una delle parti in conflitto – seppur ciò non sia ancora riconosciuto dalla leadership moscovita -, è la Russia. A conferma di ciò, l’Organizzazione ha dispiegato in Ucraina la sua più grande missione speciale di monitoraggio (Smm).

Con l’Unione europea responsabile, secondo molti, di aver innescato le proteste di piazza Maidan dopo la mancata firma dell’Accordo di associazione con l’Ucraina – e la Nato chiaramente non accettabile ai russi -, l’Organizzazione di Vienna rappresentava, all’indomani dello scoppio della crisi, l’unico forum inclusivo dei Paesi occidentali e di Mosca che potesse occuparsi della gestione del conflitto.

I compiti degli osservatori
Ci sono almeno tre motivi per cui la missione in Ucraina può esser considerata speciale, anche in virtù degli sviluppi posteriori al dispiegamento.

Innanzitutto, la Smm è una missione sui generis, perché attiva in un teatro di conflitto in essere come il Donbass (le due regioni orientali ucraine di Donetsk e Luhansk), dove il parametro più importante di decisione delle operazioni rimane la sicurezza dei membri della missione. Leggi tutto in  http://www.affarinternazionali.it/2018/01/osce-missione-ucraina/

La Russia di Putin e la crisi coreana

Il presidente russo, in un incontro con i media, ha parlato del leader nordcoreano. Ha “raggiunto il suo obiettivo strategico”, ha detto, aggiungendo poi: "La denuclearizzazione della penisola coreana dovrebbe essere raggiunta solo attraverso dialogo e negoziati"

Kim Jong Un è “un politico assolutamente competente”, che ha “raggiunto il suo obiettivo strategico”. Così il presidente russo Vladimir Putin ha parlato del leader della Corea del Nord. “Ha una testata nucleare e un missile con una portata di 13mila chilometri: ora può raggiungere praticamente qualsiasi punto del globo, in ogni caso qualsiasi punto sul territorio del suo potenziale nemico”, ha aggiunto Putin in un incontro con i media russi......Leggi tutto l'articolo in http://tg24.sky.it/mondo/2018/01/11/Corea-nord-putin-kim-politico-competente-maturo.html

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